Il Buco

Titolo originale: El hoyo
Anno: 2019
Paese: Spagna
Formato:Film
Durata: 94 min.
Genere: Thriller/ Fantascienza/ Splatter
Regia: Galder Gaztelu-Urrutia
Soggetto: David Desola
Sceneggiatura: David Desola, Pedro Rivero
Produttore: Carlos Juárez
Distributore italiano: Netflix

Trama:

Il film è ambientato in una prigione, la cui particolarità risiede sia nella forma che nelle pratiche detentive. L’edificio si sviluppa sottoterra, ha le fattezze di una torre suddivisa per piani, i quali sono collegati tra loro attraverso il “buco”, una gigantesca apertura posta al centro di ogni stanza. Quest’ultimo ha la principale funzione di far passare una piattaforma colma di cibo, la quale scende verticalmente piano per piano: i/le prigionieri/e, così, possono nutrirsi unicamente degli avanzi di chi sta al piano superiore, ammesso che ne rimangano a sufficienza per sfamare chiunque si trovi al suo interno. Ogni stanza è numerata, può ospitare un massimo di due persone, possiede un lavandino con cui lavarsi, degli asciugamani per pulirsi, ma solo un gabinetto. A cadenza mensile i/le detenuti/e vengono spostati/e da un livello all’altro insieme, se entrambi/e sopravvissuti/e, in modo del tutto casuale. Il protagonista della pellicola è Goreng (Iván Massagué), il quale entra volontariamente nella prigione per sei mesi con l’intento di smettere di fumare, ottenendo in cambio un attestato di permanenza. Del tutto incosciente della reale situazione, munito del libro “Don Chisciotte della Mancia”, si ritrova ad affrontare un’avventura ai limiti della sopravvivenza, mediante la quale avrà modo di comprendere come essa possa condizionare e mettere in discussione ogni principio etico e umano.

Recensione:

Il Buco mette in scena una storia banalissima nella sua disarmante e cruenta attualità: il divario fra ricchezza e povertà. Tale narrazione si articola attraverso la metafora del cibo; infatti, i/le prigionieri/e hanno la possibilità di nutrirsi grazie alla piattaforma che scende di piano in piano, sulla quale è imbastito un gran banchetto. Se ognuno di loro attingesse da essa con moderazione, chiunque avrebbe la razione di cibo necessaria alla propria sopravvivenza. Purtroppo le cose non stanno così: man mano che la piattaforma scende i/le detenuti/e si sfamano con smodata ingordigia, fino a svuotare l’intera tavolata, tanto da lasciare letteralmente a bocca asciutta chi si trova ai piani inferiori. Tutto ciò rappresenta un’evidente critica alla stratificazione e alla disuguaglianza sociale, figlie di un bieco capitalismo, che se ne infischia dei diritti umani.

Ciò si palesa con maggior vigore attraverso la maturazione di Goreng, il quale perde la sua iniziale innocenza, legandosi sempre più ai propri obiettivi. Ciononostante permarrà nel nostro protagonista una flebile luce di umanità, che lo porterà alla ricerca di un messaggio, la cui valenza simbolica dovrebbe indurre a cambiare lo status quo.

Inoltre, dalla pellicola emerge, altresì, la tematica della responsabilità individuale: si tende generalmente a dare la colpa delle nostre disgrazie a chi “ci comanda”, in maniera acritica e scevra da una sana autocoscienza che dovrebbe farci assumere le nostre responsabilità. Infatti, qualora ce ne venga data la possibilità, ripetiamo gli stessi comportamenti che un tempo criticavamo così aspramente. Tale tema possiede un parallelismo con quanto sta accadendo ultimamente; nella fattispecie dovrebbe farci riflettere sulle implicazioni delle nostre azioni innanzi al diffondersi della pandemia: su quali comportamenti adottare per il benessere della collettività e quali abborrare poiché nocivi ad essa.

Per concludere, “Il buco” è un film denso di significati, che non teme di “violentare” psicologicamente i/le suoi/sue spettatori/ spettatrici con scene decisamente crude, che abbondano di sangue, cannibalismo, dettagli sadici e secrezioni umane. Può avere un impatto emotivo abbastanza significativo su chi è particolarmente sensibile. Ciononostante è un film che consiglio caldamente a chiunque: seppur la trama non sia totalmente originale, essa procede in maniera lineare e coerente, tenendo chi lo guarda con il fiato sospeso fino alla fine .

Marianna Visconti

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