Eden: se ogni scelta crea ciò che siamo …

«Il serpente mi ha ingannata ed io ho mangiato».

genesi, capitolo 3, 13

mie lacrime di sangue,

E’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ho scritto un pezzo. Diciamo che mi sono preso delle “ferie” sperimentando qualche storia su instagram, usando qualche filtro particolare, ed infine, preparandomi a quest’articolo, dove andremo ad “approfondire ” Eden, l’ultimo pezzo di Tarek Iurcich, meglio conosciuto nel mondo musicale come Rancore.

Attivo dal 2004 nello scenario Rap Italiano è sicuramente uno dei migliori in circolazione nonostante i suoi 30 anni. Conosciuto per pezzi come ” sunshine ” o ” sangue di drago ” e tanti altri ancora, quest’anno ha calcato nuovamente il palcoscenico dell’Ariston, dove lo scorso anno aveva già portato “Argento Vivo” con Daniele Silvestri, rivelando una profonda conoscenza delle rime ermetiche che da sempre caratterizzano i suoi lavori, esattamente come nella sua ultima fatica: Eden.

Pezzo forte, non solo musicalmente parlando: la bellezza di Eden sta nella scoperta, nell’evoluzione del testo, che ad ogni rilettura cambia, dandoci nuovi punti di vista, raccontando non solo una storia, ma probabilmente, l’intera evoluzione del genere umano. Usando la mela non come semplice frutto, ma, come strumento di scelta, esattamente come nella Genesi: La scelta è l’incastro di ogni singolo tassello nella storia, rappresentata anche nella copertina dell’album che omaggia il dipinto Le Fils de l’homme di Renè Magritte.

Questo è un codice, codice

Senti alla fine è solo un codice, codice

Senti le rime è solo un codice, codice

Su queste linee solo un codice

Le Parole sono un codice universale, e le rime stesse diventano codici lineari, quasi un sistema binario composto da 0 ed 1. Rancore parte subito portandoci quasi in un simulatore virtuale, un mondo dove ogni avvenimento è una stringa di codice non ancora scritta.

L’11 settembre ti ho riconosciuto

Tu quando dici “grande mela” è un codice muto

Tu vuoi nemici, sempre, se la strega è in Iraq

Biancaneve è con i sette nani e dorme in Siria

Passo ma non chiudo, cosa ci hai venduto?

Quella mela che è caduta in testa ad Isaac Newton

Rotolando sopra un iPad oro

Per la nuova era

Giù nel sottosuolo o dopo l’atmosfera

Parte la simulazione in un mondo già conosciuto, carica i dati, mostrandoci l’evidente realtà in cui viviamo, fatta da guerre ingiuste, mostrandoci avversari e dandoci la possibilità di scegliere il nostro personaggio giocante: Noi.
il mondo si fa più chiaro, meno distorto, dandoci l’impressione di un luogo non luogo, così familiare che potremmo pensare sia la realtà.

Stacca, mordi, spacca, separa

Amati, copriti, carica, spara

Stacca, mordi, spacca, separa

Amati

Carica

Tutte azioni consequenziali, come tasti di un Joystick. Ad ogni tasto pigiato corrisponde la giusta azione, ma quale fra queste sarà quella corretta, quella che ci permetterà di arrivare al finale .. e poi, qual’è veramente la fine di questo gioco chiamato vita ?

Noi stacchiamo la coscienza e mordiamo la terra

Tanto siamo sempre ospiti in qualunque nazione

Chi si limita alla logica

È vero che dopo libera la vipera

Alla base del melo che vuole

Quante favole racconti che sappiamo già tutti

Ogni mela che regali porta un’intuizione

Nonostante questa mela è in mezzo ai falsi frutti

È una finzione

La simulazione si fa più fitta, più algebrica, divenendo un codice diverso, nuovo. La scelta diviene più chiaramente l’arma che abbiamo a disposizione per cambiare il futuro, trasformata in mela: non un banale strumento, ma il simbolo stesso dell’umanità. Sta a noi riconoscerla in mezzo ai ” falsi frutti ” quasi a dover scegliere più vie, più scelte, consapevoli che ad ogni singolo errore, vi sarà una reazione uguale e contraria, cercando di non seguire per forza la logica, ma ciò che maggiormente bramiamo, ovvero la libertà. E’ un inno all’essere liberi l’intero testo.
O forse è solo finzione ?

Ora il pianeta terra chiama destinazione

Nuovo aggiornamento, nuova simulazione

Ad ogni scelta vi è un nuovo aggiornamento del sistema, cambiando un futuro già scritto, modificando le regole del gioco, cominciando un nuovo livello, una nuova simulazione .. sarà virtuale o reale ? sta a te la scelta.

Come l’Eden

Come l’Eden

Come l’Eden, prima del “ta ta ta”

Come prima quando tutto era unito

Mentre ora cammino in questo mondo proibito

…..

Quando il cielo era infinito

Quando c’era la festa e non serviva l’invito

E’ un’incalzare di suoni e ricordi dell’umanità, fino ai suoi inizi, fino al giardino dell’Eden, spezzato, frammentato, da quel suono che ricorda una rottura, un’incessante suono di mitraglia, quasi a voler richiamare un ricordo bellicoso, tra un mondo utopistico, e quello reale, tra l’inizio ed il presente, tra l’illusione ed il reale troppo reale. Mondi diversi, fin troppo distanti tra loro, che si ricongiungono attraverso uno strappo lungo tutta una vita.

Dov’è lei? Ora, dov’è lei?

Se ogni scelta crea ciò che siamo

Che faremo della mela attaccata al ramo?

E’ un guardarsi attorno, stupefatti dal cambiamento, dal nuovo codice, mentre nuove scelte creano nuovi mondi.. ed allora se questa è la realtà, è la scelta a creare nuovi mondi, nuove prospettive, quasi implorandoci di cogliere il frutto proibito, di scegliere noi stessi se vivere in un mondo illusorio o restare attaccati al ramo del concreto, del troppo reale.

Dimmi chi è la più bella allora dai, giù il nome

Mentre Paride si aggira tra gli dei ansiosi

Quante mele d’oro nei giardini di Giunone

Le parole in bocca come mele dei mafiosi

E per mia nonna ti giuro

Che ha conosciuto il digiuno

È il rimedio più sicuro

E toglierà il dottore in futuro

Il calcolatore si è evoluto

Il muro è caduto

Un inventore muore nella mela che morde c’era il cianuro

Reset: ricominciamo.
Nuova partita, seleziona giocatore, Start.
La vita del genere umano ci si para innanzi, fin dagli albori, dal mito di Paride e la Dea della Discordia, anche quella una scelta.. a quale divinità donare la mela ?
E poi giù, sempre più giù, La guerra e la sua depravazione, trasportata innanzi a noi dallo sguardo di un’anziana, mentre altri ancora accoltellano uno stato allo sbando, durante una guerra mai terminata contro la piovra che dall’abisso divora e distrugge per avidità: la mafia.
E poi si sale, fino a vette altissime del presente, al calcolatore, oggi nostro nuovo signore, mentre crollano i muri divisori.. e un matematico, Alan Turing, condannato per la sua omosessualità, muore dopo aver morso una mela al cianuro.
Ogni singola scelta crea nuove vie, nuove vite.

Ancora l’uomo è dipinto nella tela

Ma non vedi il suo volto, è coperto da una mela

Sì, solo di favole ora mi meraviglio

Vola, la freccia vola

Ma la mela è la stessa

Che resta in equilibrio

In testa ad ogni figlio

Ma le citazioni non finiscono, e tra il Rancore del passato e del presente, vi è uno squarcio, dove l’arte e la leggenda donano un colore diverso, un nuovo codice che si trasmette:  Le Fils de l’homme di Renè Magritte, dove l’io è celato da una mela, da una scelta stilistica, ma da un’impatto immediato, dove è la stessa mela la protagonista assoluta, come per Guglielmo Tell, che pur di non inchinarsi innanzi ai poteri dei monarchi, scocco la freccia contro la mela posta sul capo del figlio. La scelta ora è la padrona del palcoscenico, e noi non siamo altro che figli delle nostre stesse scelte.

E se potessi parlare con lei da solo cosa le direi

Di dimenticare quel frastuono

Tra gli errori suoi e gli errori miei

E guardare avanti senza l’ansia di una gara

Camminare insieme sotto questa luce chiara

Mentre gridano

tuttavia la vita stessa non dovrebbe essere una gara, non vi dovrebbe esistere alcuna ansia nel completarla, ma bensì assecondarla, tra scelte giuste e sbagliate, camminando mano nella mano, urlando che ogni scelta è sempre quella giusta s’è fatta col cuore in mano … forse è quello che vorremmo sentirci dire tutti no ? di stare calmi, di non avvilirci per scelte sbagliate, ma continuare a guardare innanzi, verso il futuro, senza mai voltarci indietro.

Se tu fossi qui, cosa ti direi

C’è una regola sola nel regno umano

Non guardare mai giù se precipitiamo

Se precipitiamo

E quindi, qual’è la regola che noi umani conosciamo meglio ? quella di lasciarci andare, di non illuderci, ma di saper scegliere con cura, al costo di crollare, di cadere verso l’bisso più profondo, precipitando senza mai toccare il fondo, coscienti però, che le nostre scelte, saranno nostre e di nessun altro.

Il gioco è finito, scegli tu il tuo finale.
Game Over.

Che l’abisso vi sia lieve
I’m the closest to Gods
>>-Blood->

2 pensieri su “Eden: se ogni scelta crea ciò che siamo …

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